Tutto deve cadere e tutto ciò che cade deve trascinare nella caduta, in un crescendo infinito, tutto ciò che pretende di restare dov’è. In certi momenti ci accorgiamo che la caduta oltrepassa di molto la nostra misura e che in qualche modo dobbiamo cadere più di quanto ne siamo capaci. Allora può cominciare la vertigine attraverso la quale ci sdoppiamo, divenendo noi stessi compagni della nostra caduta. Ma talvolta abbiamo la fortuna di trovare accanto a noi un vero compagno con cui conversare eternamente di questa caduta eterna e il nostro discorso diventa l’abisso modesto in cui cadiamo così, ironicamente.
M. Blanchot, XXII. La caduta: la fuga, da L’amicizia